Nesli presenta il nuovo album: «‘Vengo in pace’ in tempi di guerra»

Written by on 21 Marzo 2019

Oggi Nesli “viene in pace” ma, per farlo, è passato attraverso la simbolica uccisione di quello che era (nell’album Kill Karma) e anche quando parla di equilibrio – fatto di congiunture astrali e allineamenti planetari – c’è sempre un lato oscuro che rischia di far pendere la bilancia da una parte sola. Non ama parlare di percorsi, Francesco Tarducci, quanto piuttosto di un cambiamento di prospettive, del modo con cui guardare a se stesso e a ciò che ci sta attorno.

È quello che racconta in Vengo in pace, nuovo album dell’artista (dal 22 marzo) che suona come un autoritratto di volontà e sentimenti. C’è sole, in questo disco, c’è una luce nuova che non cancella certe ombre, inquietudini che si annidano come la serpe in copertina. «Guarda anche la grafica sulla cover – ci confida Nesli a margine della conferenza stampa – quella “es” scritta legata ricorda Freud: c’è sempre una zona d’ombra.»

Ecco, partiamo da qui: rispetto ai tuoi dischi precedenti certi lati più bui li hai esorcizzati…
Sì. Ho messo n gioco tutto, ho cambiato tutto, ho rischiato e sono stati quattro anni in cui l’ho fatto seguendo l’enorme passione che ho ancora per la musica. Voglio continuare a divulgare un certo messaggio e ci metto sempre la faccia in maniera pubblica. In battaglia ci sono andato, orgoglioso di scendere in campo. Ora vengo in pace.

Che importanza ha questo album per te, in questo momento?
Per chi fa il mio lavoro, arrivare al decimo disco non è così scontato così come trovare gente che continua a credere in te, che produce le tue idee. Mi rendo conto che non è una cosa di tutti i gironi.  Da quando si concepisce un disco a quando viene pubblicato passa del tempo ma mi sento fortunato perché, per la prima volta, l’intero lavoro coincide con il mio essere in pace e venire in pace. Non perché prima fossi un guerrafondaio ma vengo in pance in tempi di guerra. La mia non è una resa.

Quale o quali sono le guerre che senti attorno?
Io non do giudizi né propongo riflessioni risolutive, d’altra parte questo non significa che non mi prenda certe responsabilità. Faccio il cantautore, scrivo e il mio lavoro sono le parole. E la guerra è proprio questa: la violenza verbale la cui possibilità è amplificata anche dai social che creano stimoli, nuove frontiere ma anche nuove patologie. Io vengo in pace in questo contesto, ma non mi permetto, per esempio, di entrare per esempio in ambito politico perché vengo da una certa scuola e non mi piace quel tipo di cantautorato.

Spesso sottolinei la distanza tra analogico e digitale: tu come ti poni di fronte a questo gap che è anche generazionale?
Non ne sono spaventato ma non sono di quelli che sposano la novità al primo minuto. Prima la studio, mi ci vuole più tempo. In realtà sto solo ragionando: devo trovare il mio modo di comunicare anche quello che ero prima, indipendente dal mezzo. Credo che i social, per esempio, o il mondo dello streaming e del digitale non mi rappresentino a pieno.

Odio le pressioni e nel momento in cui sono subentrate ho reagito in modo strano: difendo sempre quello in cui credo.

Quali sono i cambiamenti maggiori che hai avvertito musicalmente?
Penso che a cambiare siano i tempi, non tanto le persone perché le persone si adattano ai tempi. Ho un passato analogico e oggi mi ritrovo nella liquidità totale e, pur non essendo un anziano della musica, sono in un limbo. Mi sono chiesto a chi mi stessi rivolgendo. Ecco, tra le fortune dei social, c’è quello di vedere il tipo di pubblico che ti segue: il mio è fatto di giovani e di coetanei, oltre non mi spingo. Poi ti dirò chi ci sarà sotto palco ai miei concerti.

È cambiato, nel tempo, anche il tuo approccio alla scrittura?
Sì, quando ho scritto queste canzoni non l’ho fatto collocandole in un disco e tutte le tracce sono nate dopo Kill Karma. Un volta mi allenavo proprio a scrivere, oggi scrivo meno ma senza ansia. Vengo in pace mi rappresenta molto anche in questo nuovo approccio, è un bel riassunto del mio mondo musicale dalla scrittura allo stile.

Dalla tracklist finale è rimasto fuori qualcosa?
Nel disco ho messo tutti i pezzi che raccontavano questo album e se è rimasto fuori qualcosa lo rimarrà per sempre. Queste canzoni sono figlie dell’astrologia positiva, del sole, e sto già scrivendo parecchie cose nuove che sono frutto di questo buon allineamento di pianeti. Adesso mi sento così: se arriva il tempo brutto cercheremo un posto dove c’è il sole. Ma è ancora lunga.

Rispetto alla consuetudine, nel booklet non ci sono ringraziamenti: come mai?
Non c’è alcuna dedica perché non si tratta di un disco rivolto al passato o a qualcuno da ringraziare. È tutto in avanti e la dedica è tutta da costruire. La mano tesa è quella che rivolgo alla gente, al mio interlocutore, a chi in quel momento vuole dedicarmi un po’ del suo tempo.

Ascoltando il disco è inevitabile ritornare col pensiero a La fine: è una sensazione che hai anche tu?
La fine l’ho scritta una vita fa, era il 2004 e nacque in modo assolutamente inconsapevole. Quando la presentai nessuno si accorse della sua forza, neppure io, perché è una di quelle canzoni senza logica o spiegazione. Non credo di essere mai riuscito a fare di nuovo un pezzo del genere. E se in vengo in pace c’è qualcosa che riprende La fine è lo spirito selvaggio che ho un po’ ritrovato, senza pressioni. Mi sono lasciato andare alle canzoni senza logica proprio come allora.

E lo spirito selvaggio di Maldito come sta?
Maldito c’è, c’è sempre. È il ritratto dell’inquieto, del maledetto, del tormentato all’ennesima potenza. Ho scritto il pezzo ad agosto, in una mansarda quando non ce la facevo più e pensavo di impazzire. Volevo scappare. È il primo pezzo che ho scritto dell’album e da lì è nata la voglia, la missione di questo lavoro. Nonostante tutto Maldito sarò sempre: ho imparato che ci sono cose per cui è giusto fare anche l’impossibile perché arrivino. Maldito è il sacrificato e il sacrificabile che mi ha dato la spinta per questo percorso, è stato il nero più nero da cui sono partito.

In fondo, non ci sarebbero ombre senza luce.

Dal 21 marzo Nesli è in tour nei club per presentare Vengo in pace, queste le date in calendario in attesa dei concerti estivi:

  • 21 marzo – Roma, Atlantico
  • 26 marzo – Bolzano, Teatro Cristallo
  • 28 marzo – Firenze, Flog
  • 29 marzo – Bologna, Estragon
  • 31 marzo – Torino, Hiroshima Mon Amour
  • 4 aprile – Napoli, Casa della Musica
  • 5 aprile – Bari, Demodè
  • 6 aprile – Catania, Land
  • 11 aprile – Milano, Alcatraz

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